Ok, il prezzo è freddo

Il fatto che l’inflazione in Italia nel 2009 si sia attestata allo 0,8 per cento, dopo il più 3,3 del 2008, indica che la crisi attuale è diversa da quella del Ventinove, quando i prezzi crollarono. Certo, lo 0,8 per cento è il livello più basso degli ultimi 50 anni. Ma nel nostro paese, stando ai dati Istat, solo a settembre 2009 si è registrata una dinamica dei prezzi negativa (meno 0,2 rispetto al mese precedente).
4 GEN 10
Ultimo aggiornamento: 02:14 | 4 AGO 20
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Il fatto che l’inflazione in Italia nel 2009 si sia attestata allo 0,8 per cento, dopo il più 3,3 del 2008, indica che la crisi attuale è diversa da quella del Ventinove, quando i prezzi crollarono. Certo, lo 0,8 per cento è il livello più basso degli ultimi 50 anni. Ma nel nostro paese, stando ai dati Istat, solo a settembre 2009 si è registrata una dinamica dei prezzi negativa (meno 0,2 rispetto al mese precedente). Nessun reale tonfo allarmante, quindi. Il differenziale italiano si spiega solo in minima parte con la maggior vischiosità dei prezzi, che dipende probabilmente dalle tecniche dell’indagine campionaria che sottovaluta la grande distribuzione che ha prezzi più flessibili. Il fatto che in Italia non ci sia stata un’eccessiva riduzione dei prezzi dipende anche dal settore pubblico che ha attutito la congiuntura negativa.
C’è stata pure una buona tenuta dei redditi, dovuta agli ammortizzatori sociali e al fatto che il sistema bancario non ha vissuto una crisi profonda. Nel 1959, anno nel quale i prezzi scesero dello 0,4 per cento, la situazione era del tutto diversa. C’era un boom economico che aveva generato un enorme aumento di produttività, e l’Italia fruiva anche della liberalizzazione degli scambi. Inoltre i salari non erano cresciuti in proporzione alla produttività. I prezzi scesero non per deflazione, ma per virtuosità del processo di crescita. L’anno scorso nel rapporto tra salari e prezzi è accaduto il contrario. I salari unitari sono aumentati più dell’incremento dei prezzi e ciò ha evitato che la riduzione del volume di lavoro facesse avvitare la crisi verso il basso.
Ma ora questo effetto virtuoso rischia di dissolversi perché i prezzi delle materie prime stanno aumentando per l’aumento della domanda globale. Per poter sfruttare positivamente questa dinamica bisogna che i prezzi italiani non salgano troppo. Diversamente avremmo la stagflazione. Una volta questa poteva essere evitata svalutando la lira. Adesso ciò non è possibile. Per questo nel 2010 i salari dovranno salire soltanto in relazione alla produttività. La moderazione retributiva va però compensata con una riduzione fiscale sul lavoro.